Caprino Bergamasco

Caprino ha una storia molto antica. In epoca romana era un rinomato centro che, posto sull'importante via di comunciazione che univa le città di Bergamo e Como, era considerato il capoluogo della Val San Martino. La strada garantì per anni splendore al borgo che si sviluppò notevolmente grazie ai commerci, ma fu anche veicolo di incurisioni durante l'epoca tardo-antica e l'Alto Medioevo. La situazione parve però stabilizzarsi con l'arrivo dei Longobardi ai quali subentrarono i Franchi.

Il primo documento che attesta l'esistenza del toponimo risale al 962, quando re Berengario II certifica i terreni presenti nel suo demanio, tra i quali è compreso Caprino. 

Nel pieno del Medioevo, Caprino si trovò al centro degli scontri tra le opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini tanto che dovette dotarsi di una serie di fortificazioni in parte ancora visibili. Tra i tanti scontri va ricordato quello in cui venne ucciso Ambrogio Visconti, parente di Bernabò, il quale accorse immediatamente con le sue truppe e per rappresaglia mise a ferro e fuoco l'intera zona.

La pace di Ferrara, firmata nel 1433, sancì il passaggio di Caprino alla Repubblica di Venezia. Da allora il borgo ha ricominciato la sua ripresa economica forte della ritrovata stabilità, interrotta da alcune carestie e pestilenze come quella del 1630.

Nei secoli successivi Caprino inglobò i vicini comuni di Celana, Formroone, Perlupario, Opreno e Sant'Antonio d'Adda (1927) assumendo l'attuale conformazione territoriale.

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