Sentieri e località in Val d'Erve

Oltre al borgo di Nesolio e alla cappella dedicata alla Vergine Maria Assunta in località Corno, la Val d'Erve è ricca di altri piccoli borghi e località pittoresche e arroccate sui pendii delle montagne che fanno da cornice alla valle scavata dal torrente Gallavesa.

Località Costalottiere

Località Costalottiere

Posta sulla costa, cioè sul fianco meridionale del Monte Pizzetto, e dal toponimo probabilmene derivante da un patronimico - Costalottiere ovvero Costa di Lotario - la località gode di una vista magnifica verso valle: lo sguardo spazia sul corso dell'Adda, sull'intera Valle San Martino e sulla pianura Padana sino alla catena appenninica. Tra le sue case si possono trovare alcuni suggestivi retaggi artistici, tra i quali spicca un affresco - datato 1882 - di Antonio Sibella (1844-1901), pittore originario di Rota Fuori che ha lasciato numerose testimonianze con soggetto prevalentemente religioso sia nel Bergamasco che nel Lecchese.

Borgo di Saina e località Vicereola

Il piccolo borgo di Saina (dal latin sabina, specie di ginepro, o sagina, nutrimento per ingrassare), è a sua volta tra i più caratteristici della Val d’Erve. Tra le sue vecchie case il tempo sembra essersi fermato. In passato da qui, e prima ancoradal panoramico poggio di Vicereola – identificato dalla grande croce – transitava l’altra antica mulattiera d’accesso alla Val d’Erve, proveniente dalla rocca di Somasca. La via selciata correva in prossimità del confine tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia e perciò fu sede di frequenti contese per lo sfruttamento dei boschi posti sul Pizzo di Viccirola (l’attuale Monte Mudarga), fino a registrare, nel 1621, l’uccisione di un ricco viandante di Verona e l’abbandono sul campo per diversi giorni della salma di un povero bracciante vercuraghese, vittima delle suddette contese, a causa del contenzioso giuridico su chi spettasse, fra Milanesi e Veneziani, l’ingrato compito di ispezionare il cadavere.

Frazione Torre

Anche la frazione Torre rappresenta uno dei nuclei originari dell’abitato di Erve e, tutt’oggi, resta uno dei più caratteristici. Durante alcuni scavi effettuati in loco nel 1980, sono stati rinvenuti grossi macigni squadrati, senza dubbio appartenuti alle fondamenta di una massiccia torre, probabilmente eretta a controllo e difesa dell’ingresso della valle: da essa con tutta evidenza viene il toponimo della frazione. Inoltre, secondo altre fonti, la posizione di Torre elevata sopra l’attuale centro abitato confermerebbe l’antica presenza nel fondo valle di un lago, attestata anche da alcune evidenze geologiche. Col tempo le acque avrebbero poi sfondato la riva meridionale scaricandosi nella forra del Gallavesa e liberando i terreni sui quali è poi sorto l’attuale abitato di Erve.

Località Gnètt

Dove la valle del Gallavesa torna a guadagnare decisamente quota, si apre l’amena conca della localmente Gnétt, dalla quale hanno partono i principali itinerari di salita al Monte Resegone. La bella conca prativa, sovente frequentata da mandrie al pascolo e rinfrescata dal torrente, si trovò in passato proprio sul confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia come testimonia la presenza di numerosi cippi confinari. Per almeno tre secoli, dunque, vi si susseguirono vertenze e scontri tra ervesi e contadini del versante lecchese (allora milanese) del Magnodeno sul controllo dei pascoli, conditi non di rado da furti di bestiame e saccheggi. Ancora oggi il letto del torrente Gallavesa segna il confine comunale tra Erve e Lecco, fino al 1992 limite tra le province di Bergamo e Como.

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