• Foto © Giuliano 57

Castello di Somasca

Inserita oggi nel territorio comunale di Lecco in località La Rocca della frazione di Chiuso, questa fortificazione si trova su un'altura a 185 metri sul livello del mare sopra l'abitato di Vercurago e il Lago di Garlate, è universalmente conosciuta con il nome di castello di Somasca cosiddetto dell'Innominato.

PRIMA DELLA ROCCA

Durante la prima età del Ferro, il territorio della Lombardia occidentale, del Piemonte e orientale e del Canton Ticino si caratterizzava come un'unica grande area culturale, in cui erano insediate tribù celtiche, le cui manifestazioni collettive sono indicate con il nome di cultura di Golasecca. In particolare il territorio lecchese fu occupato dalle tribù degli Orobi fondatori, secondo le fonti antiche, di Como e di Bergamo e che abitavano l'area compresa tra Lugano e il corso del fiume Serio. Le tribù golasecchiane divennero partner commerciali degli Etruschi nel commercio con i Celti transalpini, ma l'invasione delle tribù galliche nel 388 a.C. interruppe gli scambi e determinò la fine della cultura di Golasecca.

Nel 1988 una campagna di scavo nei pressi della Rocca, ha portato all'individuazione di un abitato golasecchiano databile tra l'XI secolo a.C. e il V secolo a.C. I rimaneggiamenti subiti dal terreno, l'erosione e la spoliazione sistematica per recuperare materiale da costruzione per la vicina Rocca cinquecentesca non hanno permesso l'individuazione di strutture ben definite e i resti individuati sono relativi alle fasi più tarde dell'insediamento.

L'importanza del sito risiede nella sua localizzazione strategica che permetteva il controllo delle vie di comunicazione verso le valli alpine e l'alto lago e del tratto lacustro-fluviale. Inoltre, nel V secolo a.C., da quest'altura si vigilava senz'altro sul tracciato pedemontano che collegava Bergamo a Como e il guado dell'Adda all'altezza del lago di Garlate, percorso che era la principale via di collegamento tra i centri etrusco-padani e le residenze principesche dei Celti d'Oltralpe.

L'ETERNO CONFINE

La fortificazione si caratterizza come luogo d'insediamento assai antico, come testimoniano i resti golasecchiani e alcuni indizi di un avamposto militare di origine romana o altomedievale. 

Nel 1286, l'altura era difesa da una rocchetta presidiata dai Benaglio, famiglia feudale alleata dei Della Torre in opposizione ai Visconti. Al presidio era collegata, almeno a partire dal 1253, un'opera difensiva situata a ridosso della riva del lago di Garlate, denominata Chiusa che segnalava il confine occidentale del distretto di Bergamo.

Negli Statuti comunali di Lecco, redatti nella seconda metà del Trecento, la cluxa e la rocha risultavano entrambe come possessi viscontei, unitamente al castello di Lecco e al relativo ponte fortificato e segnavano, a loro volta, una sorta di dogana commerciale nonché il confine sud-orientale del comune di Lecco. 

A partire dal terzo decennio del Quattrocento, ormai diventata avamposto dei Veneziani decisi ad espandersi nel Lecchese, la rocca divenne protagoniste di aspre contese con il Ducato di Milano. Dopo la Pace di Lodi del 1454, che fissava il confine tra i due stati alle sponde del fiume Adda, nei pressi della Chiusa, tra i due posti di blocco, si formò una "terra di nessuno" lunga qualche centinaio di metri che, così come il corrispondente sperone montuoso su cui sorgeva la Rocca, era stata lasciata senza una ripartizione definitiva, in attesa di ulteriori accordi tra le parti.

Distrutta dai franceci nel 1509, la Rocca fu in seguito occupata dai soldati milanesi e veneziani che approntarono nei ruderi alcuni alloggiamenti destinati al controllo delle persone che vi transitavano per recarsi in preghiera all'eremo di San Girolamo così come dei contadini che, da una parte o dall'altra, dovevano attraversare il confine per raggiungere i loro poderi.

I pretesti per gli incidenti diplomatici non mancavano: la pesca di frodo; gli interventi non autorizzati sulle sponde dell'Adda; gli spostamenti dei cippi di confine, gli arresti arbitrari di abitanti; i contenziosi per la gestione di terreni e boschi tra le comunità vallive; il contrabbando e le scorrerie di bande criminali che non mancavano di rifugiarsi oltreconfine, spesso con la connivenza o la complicità delle autorità. Particolarmente gravi e vessanti per le popolazioni erano poi le scorribande delle soldataglie agli ordini dei signorotti locali che spadroneggiavano approfittando dell'indeterminatezza delle frontiere.

Nemmeno l'avvento del Settecento e dei nuovi dominatori austriaci riuscì ad estirpare totalmente queste piaghe che si erano ormai cristallizzate ripetendosi sempre uguali. Solo nel 1756 venne definito con precisione il confine che attribuiva a Milano l'intero castello, seguendo il corso delle vecchie mura ancora visibili. Nella serie di battaglie dell'aprile 1799 contro le truppe napoleoniche, gli austro-russi trovarono gli ostacoli della Chiusa e della Rocca, la quale pare sia stata colpita da alcune cannonate cosacche.  

PER SAPERNE DI PIÙ

  • BONAITI F., La valle dei castelli, 2010
  • BONAITI F., La Valle San Martino: terra di confine tra transiti, scontri e incontri, in "Abelàse. Quaderni di documentazione locale", anno 1 n. 1, Ponte San Pietro 2006, pp. 33-43.
  • BORGHI A., La chiusa di Lecco e la rocca dell'Innominato cerniera tra Adda e Lario, in AA. VV. Fortificazioni nel bacino dell'Adda, Atti del convegno tenutosi a Villa Monastero il 15 ottobre 2005, a cura di Graziella Colmuto Zanella, Luciano Roncai e Guido Scaramellini, Castella, n. 94, Milano 2010.
  • BORGHI A., Viaggio ai confini di Lecco. La muraglia della Chiusa e il suo abbandono, in "Archivi di Lecco e della Provincia. Rivista di Storia e Cultura del Territorio" anno XXXVI, n. 1, giugno 2013, Lecco 2013, pp. 35 sgg.
  • DACCÒ G. L., Il Medioevo dell'Adda, in A. BURATTI MAZZOTTA e G. L. DACCÒ (a cura di) L'Adda trasparente confine. Storia, architettura e paesaggio tra Lecco e Trezzo, Lecco 2005 pp. 7-29.
  • ROSSETTO M., Comunità e presidi militari dalla dominazione spagnola alla fine del XVIII secolo, in BURATTI MAZZOTTA A. e DACCÒ G. L. (a cura di), Le fortificazioni di Lecco origini di una città. Il rilievo come strumento di consocenza della "forma urbis", Milano 2001, pp. 57-80

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